3 Febbraio 2026
Agroalimentare: l’export ha bisogno di accordi equi e tutela di DOP e IGP

AGROALIMENTARE: COLDIRETTI LIGURIA, ECCO PERCHÉ L’EXPORT HA BISOGNO DI ACCORDI EQUI E TUTELA DELLE DOP E IGP

L’export agroalimentare ligure rappresenta oggi una delle principali leve di valorizzazione del Made in Liguria sui mercati internazionali. Un export costruito su qualità, identità territoriale e valore aggiunto, che continua a trovare spazio all’estero. Il merito è di quelle produzioni che meglio interpretano il legame tra agricoltura, territorio e tradizione. È quanto emerge dall’analisi Coldiretti Liguria su dati CREA 2025 e Liguria Ricerche. Soprattutto, se si prende in considerazione il contesto globale sempre più segnato da concorrenza sleale e squilibri commerciali.

Fiori e fronde fresche recise, olio extravergine di oliva, vino e preparazioni alimentari trasformate sono tra i prodotti liguri maggiormente esportati. Ciò a conferma di un interesse crescente dei mercati esteri per produzioni riconoscibili, tracciabili e ad alto contenuto qualitativo. I principali mercati di sbocco restano Francia (168 milioni di euro), Germania (159,3 milioni), Paesi Bassi (117,4 milioni), Stati Uniti (96,5 milioni) e Spagna (60,9 milioni). Questi, insieme, rappresentano circa il 47% dell’export agroalimentare regionale.

Nonostante le forti tensioni commerciali a livello europeo e internazionale, nel secondo trimestre 2024 l’export agricolo e della pesca in Liguria si è mantenuto sostanzialmente stabile (-0,2%), dimostrando come la specializzazione produttiva e la qualità rappresentino un fattore di tenuta anche nelle fasi più incerte.

Alla base di questi risultati c’è il valore della DOP e IGP Economy ligure, un patrimonio che comprende produzioni simbolo come Basilico Genovese DOP, Olio EVO Riviera Ligure DOP, i vini DOP e IGP liguri, le Acciughe sotto sale del Mar Ligure IGP, oltre a 302 Prodotti Agroalimentari Tradizionali.

“Questo è il nostro export ed è su queste produzioni che la Liguria può e deve crescere”, dichiara Gianluca Boeri, presidente di Coldiretti Liguria. “Proprio per questo pretendiamo accordi commerciali equi: servono riduzioni dei dazi, stop agli scontri commerciali e intese che riconoscano e tutelino davvero le DOP e le IGP, perché senza protezione dell’origine non c’è futuro per l’export di qualità”.

Gli allarmi sui settori dell'export agroalimentare per Coldiretti

L’apertura ai mercati internazionali deve quindi essere una leva di valorizzazione del Made in Italy e non un fattore di indebolimento delle filiere agricole. “Siamo favorevoli agli scambi e agli accordi internazionali, ma solo se fondati sulla reciprocità delle regole e sulla tutela delle denominazioni di origine”, afferma Bruno Rivarossa, delegato confederale. “Accordi come il Mercosur, ma non solo, rischiano invece di mettere sullo stesso piano produzioni liguri di eccellenza e prodotti importati che non rispettano gli stessi standard ambientali, sociali e sanitari”.

Il settore olivicolo

Un allarme che riguarda in particolare il settore olivicolo. Nel 2025 oltre mezzo miliardo di chili di olio d’oliva sono entrati in Italia dall’estero, esercitando una forte pressione sui prezzi dell’extravergine nazionale. Una parte significativa di questi arrivi riguarda l’olio tunisino. Quest'ultima è aumentato del 40% nei primi dieci mesi del 2025; inoltre, viene venduto a un prezzo medio di circa 3,5 euro al chilo, molto inferiore ai costi di produzione italiani. Questo fenomeno rientra nelle pratiche di dumping commerciale. Inoltre, scarica la concorrenza sugli olivicoltori liguri, costringendoli spesso a vendere al di sotto dei costi di produzione.

Oltre a comprimere i prezzi, queste importazioni possono alimentare pratiche opache e inganni verso i consumatori. Così si crea un mercato meno trasparente e si indebolisce il valore delle produzioni certificate e delle DOP/IGP italiane. Concludono Boeri e Rivarossa: “Ribadiamo la necessità di accordi commerciali equi e misure che tutelino l’origine e la qualità. Senza protezione dell’origine il valore del Made in Liguria non può crescere.”